Un comparto produttivo che caratterizza il nostro paese e che, a differenza di altri, risulta in crescita è senza dubbio l’agroalimentare.

Secondo i dati Istat, nel 2013 le imprese della filiera agroalimentare erano pari a 2.107.931 unità ed avevano occupato ben il 15% del totale dei lavoratori.

 

Cosa si intende per filiera agroalimentare?

La filiera del cibo si sviluppa con

  • una fase produttiva che interessa imprese agricole ed imprese dell’industria alimentare e di trasformazione;
  • una fase distributiva e commerciale che coinvolge imprese del commercio all’ingrosso, del commercio al dettaglio tradizionale, della distribuzione a libero servizio e della ristorazione.

In termini numerici in Italia prevalgono le imprese agricole che sono più di due terzi del totale, seguite da quelle della ristorazione ed in misura nettamente inferiore dalle imprese del commercio al dettaglio tradizionale.

 

L’evoluzione

Ma quali cambiamenti sono avvenuti nel corso degli anni nei singoli segmenti della filiera?

Il settore produttivo che ha subito variazioni molto significative con ricadute profonde anche sulla vita sociale e sul presidio dell’uomo sul territorio è senza dubbio l’agricoltura.

L’ISTAT ha infatti registrato negli ultimi trent’anni un calo del 53% delle aziende agricole, del 21% delle superfici coltivate, del 77,8% del numero di allevamenti.

A fronte di una diminuzione numerica, è aumentata la dimensione media aziendale (+ 67%).

Analizzando i dati si scopre però una similitudine con il pollo di Trilussa perché il valore deriva da una consistente crescita delle superfici coltivate da parte di grandi aziende e dalla chiusura non solo delle piccole, ma anche di tante aziende di media dimensione. Questo sta a significare che la produzione agricola e quindi alimentare si sta concentrando in un numero sempre più ristretto di imprese.

 

L’industrializzazione

Di riflesso cambiano anche le forme giuridiche e di gestione dell’impresa agricola. Pur prevalendo ancora la conduzione diretta, cioè lo svolgimento dell’attività da parte dell’agricoltore proprietario dei terreni con l’eventuale supporto di familiari, crescono i contratti d’affitto e la manodopera extrafamiliare.

L’aumento della dimensione dell’azienda è stato quasi sempre accompagnato da una “industrializzazione” dell’agricoltura per aumentare la redditività aziendale attraverso l’incremento della produzione e lo sviluppo di economie di scala. Nel tempo questo ha generato squilibri ambientali, sociali ed economici in molti territori e l’abbandono di tante aree marginali.

Anche il manifatturiero alimentare ha subito variazioni analoghe a quelle registrate in agricoltura con una diminuzione del numero totale di imprese e la riduzione di quelle artigiane. Oggi in Italia l’industria alimentare e di trasformazione è costituita da un numero contenuto di grandi industrie che esprimono fatturati di rilievo e per 2/3 da piccole imprese artigiane (più presenti al Sud e meno al Nord), di cui quasi la metà individuali. La materia prima utilizzata (farine, latte, ecc.)  è però in gran parte proveniente dall’estero e quindi in molti casi non viene espresso il concetto di filiera del territorio.

L’avvento della Grande Distribuzione Organizzata ha cambiato pure la rete di vendita del cibo ed ha portato, soprattutto al Nord, ad una drastica riduzione del numero dei dettaglianti, anche se in talune regioni si sta registrando un’inversione di tendenza con leggeri incrementi di negozi di vicinato.

 

Dall’agroalimentare all’enogastronomia

Nel tempo c’è stata invece una forte crescita delle attività di ristorazione, legate non solo al turismo, ma anche per effetto dell’aumento del numero di famiglie di piccole dimensione, dei single, del lavoro femminile e dei nuovi stili di vita della popolazione.

Il mercato del pasto fuori casa è in continua evoluzione e da indagini di settore le nuove esigenze del cliente si possono sintetizzare in:

  • qualità accessibile (qualità ad un giusto prezzo) quindi su un’offerta che presti grande attenzione al rapporto qualità-prezzo, alla qualità delle materie prime, a nuove ricettazioni ed abbinamenti;
  • il mangiar sano (dal mangiar bene al mangiar sano) inteso come salutismo, benessere, dieta/controllo alimentare, stile alimentare sano, sicurezza alimentare, educazione alimentare, cibo espressione della persona, consapevolezza del valore del cibo;
  • sostenibilità con riduzione sprechi, riduzione dell’impatto ambientale, agricoltura, pesca, allevamenti sostenibili, utilizzo consapevole delle risorse, autoproduzione di energia, recupero materiali, recupero degli spazi e spazi multifunzionali;
  • trasmissione di esperienza cioè di conoscenza

In gran parte sono gli stessi contenuti su cui si basa l’acquisto consapevole di prodotti alimentari del consumatore attento ed evoluto dei nostri giorni. Contenuti che richiedono di fondo uno scambio di informazioni e maggiori collaborazioni fra i diversi settori che compongono la filiera.

 

Come fare?

Sicuramente la rete d’impresa può essere in molti casi un valido strumento per far incontrare e regolamentare le esigenze dell’uno con quelle dell’altro!

E proprio di reti d’impresa parlerò in un prossimo articolo.

 

28 gennaio 2018