Le imprese agricole italiane sono sempre più multifunzionali e si aprono al turismo.

Lo testimonia il Rapporto annuale sulla multifunzionalità agricola e l’agriturismo elaborato da ISMEA – Istituto di Servizi per il mercato agricolo alimentare per l’anno 2017.

La pratiche multifunzionali sono definite di supporto se corrispondenti ad attività agricole (ad esempio la lavorazione di terreni, la piantagione, la coltivazione) o secondarie se diverse (ad esempio agriturismo, produzione di energie rinnovabili, trasformazione di prodotti, vendita diretta).

La nostra agricoltura è in Europa quella più multifunzionale e con la maggior incidenza delle attività secondarie sul valore totale della produzione.

Tra quest’ ultime uno spazio importante è indubbiamente occupato dall’agriturismo che comprende fattorie didattiche e sociali.

Sottolineo che l’attività agrituristica non deve però prevalere su quella agricola vera e propria, ma esserne connessa e complementare.

Vi parlo di agriturismo perché oltre a consentire una maggiore redditività all’impresa agricola, è strategico per la valorizzazione di filiere agroalimentari, di tradizioni locali e di peculiarità dei nostri territori.

L’agriturismo in Italia

In Italia ci sono 22.661 aziende agrituristiche di cui l’82% offre l’alloggio e il 50% il servizio di ristorazione. I dati ci dicono che negli agriturismi aumentano gli arrivi soprattutto di stranieri provenienti per la maggior parte da Germania, Paesi Bassi, Francia e Stati Uniti.

Le quote di mercato più consistenti sono detenute dalla Toscana e dalla provincia di Bolzano che hanno particolarmente sviluppato l’accoglienza nel mondo rurale.

L’agriturismo in Friuli Venezia Giulia

In Friuli Venezia Giulia le imprese che svolgono attività agrituristica sono in crescita e nel 2017 risultavano iscritti nell’ elenco degli operatori agrituristici n. 656 imprese con un’offerta così suddivisa:

  • 71 % ristorazione
  • 52 % alloggio
  • 2 % degustazione
  • 17 % fattoria didattica
  • 3,5 % fattoria sociale.

Si fa presente che le imprese possono offrire contemporaneamente più servizi. Per quanto riguarda invece la loro distribuzione sul territorio regionale, prevale la pianura, seguita dalla collina ed in misura molto inferiore dalla montagna.

Lo sviluppo delle attività turistiche nell’agroalimentare

Per attrarre il turista oggi è però importante andare oltre la sola offerta di alloggio e ristorazione. E’ necessario costruire proposte originali e innovative con corsi, eventi, degustazioni, attività, ecc. che soddisfino la crescente domanda di turismo esperienziale ed attivo.

Anche in queste nuove attività non ci si può improvvisare, ma ci si deve preparare e formare adeguatamente per garantire la qualità dell’offerta ed operare nel rispetto delle leggi vigenti, usufruendo anche della consulenza di esperti che devono far emergere e dar valore a particolarità territoriali, aziendali ed umane.

Un’offerta esperienziale integrata a tema o territoriale costruita attraverso reti d’ impresa ed una promozione comune potrebbero poi aiutare le aziende a sviluppare spazi sul mercato turistico.

Io credo che siano comunque e sempre le persone a fare la differenza, e quindi in questo caso imprenditori con famigliari e collaboratori, non solo per la loro capacità di innovarsi e di intraprendere nuove attività, ma anche per passione, competenza e abilità di sviluppare relazioni trasmettendo valori ed emozioni.

Per valorizzare un territorio è infatti indispensabile mettere il visitatore nella condizione di coglierne l’anima e la vitalità con un’immagine che deve essere unica e soprattutto coerente.

 

Nella mia regione, che si caratterizza per una vitivinicoltura di eccellenza,  il turista si avvicina al mondo rurale ed agroalimentare locale anche attraverso l’Enoturismo, di cui vi ho già parlato su questo blog, e le osmizze dell’area triestina delle quali vi racconterò invece in un prossimo articolo.

 

20 marzo 2018