Il 2021 è stato un anno particolarmente difficile per l’agricoltura italiana e, alla luce dei cambiamenti climatici in corso, probabilmente lo saranno anche quelli a venire.

Per l’Italia l’ultimo decennio è stato il più caldo della sua storia. Negli anni sono aumentate le giornate estive, cioè con temperature superiori a 25° C e le notti “tropicali”, con temperature sopra ai 20°C. Nell’estate del 2021 abbiamo assistito a quattro “ondate di calore” e l’ultima, nel mese di agosto, ha fatto registrare a Siracusa la temperatura record di 48,8°C.  La Fondazione CMCC – Centro euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici prospetta un graduale aumento della temperatura fino al 2050 di 2°C che, in mancanza di adeguati interventi di mitigazione, potrebbe però diventare entro fine secolo anche di 5 -6 °C.

Le precipitazioni sono sempre più intense e meno frequenti, soprattutto d’estate, e per la loro violenza lasciano spesso il segno sul nostro territorio, notoriamente molto fragile.  In futuro, diminuirà pertanto la disponibilità di risorse idriche rinnovabili superficiali e sotterranee e crescerà la competizione stagionale fra settori, come ad esempio agricoltura e turismo, per il loro utilizzo. I lunghi periodi siccitosi e la ridotta portata dei flussi d’acqua determinata dalla scarsità di piogge, favoriranno inoltre la rottura dell’equilibrio ecologico degli ambienti acquatici.

Localmente i raccolti sono e saranno in molti casi compromessi anche da eventi metereologici estremi come grandinate, alluvioni e trombe d’aria.

I danni per gli “sfasamenti metereologici”

I cambiamenti climatici si riflettono negativamente in agricoltura non solo attraverso eventi estremi, ma anche con variazioni meno evidenti.

E’ necessario ricordare che tipo di produzione, varietà coltivate, specie e razze animali allevate, sono strettamente legate al clima specifico di territori e di aree talvolta anche molto ristrette (si parla di microclima) che caratterizzano il Paese e che proprio per la loro diversità hanno dato origine al nostro grande patrimonio agroalimentare.

Condizioni metereologiche modificate possono quindi non soddisfare le esigenze specifiche che piante e animali, presenti in un determinato ambiente, hanno in uno o più momenti del ciclo vegetativo o riproduttivo e in alcuni casi addirittura favorire la presenza di loro parassiti e malattie.

Ciò può comportare rese agricole sempre più variabili con diminuzioni di quantità e qualità delle produzioni.

L’anno nero dell’agricoltura italiana

Il rapporto WWF 2021 Effetto clima: l’anno nero dell’agricoltura italiana presentato il 16 ottobre, Giornata Mondiale dell’Alimentazione, evidenzia le perdite registrate in agricoltura nell’anno che ci stiamo lasciando alle spalle.

Grandinate e siccità hanno determinato un calo stimato del 10% della produzione di riso (4,1% a fine anno secondo l’Ente Nazionale Risi), di cui l’Italia è il primo produttore in Europa.

Gelate, siccità e grandinate hanno compromesso gravemente in molte aree del Paese anche il raccolto di pesche e pere e, nell’Italia Centrale, di nocciole e portato ad una diminuzione complessiva del 9% della produzione nazionale di vino rispetto all’anno precedente.

Per l’olio avrebbe dovuto essere un anno di “carica” (l’olivo alterna annate di grande ad annate di scarsa produzione), ma nel Centro e nel Nord Italia c’è stata invece una forte diminuzione del raccolto soprattutto a causa di “sfasamenti metereologici”.

Anche per il miele è stato un anno disastroso. La perdita delle fioriture primaverili a causa del freddo tardivo, le elevate temperature estive e i lunghi periodi siccitosi in alcune zone ne hanno addirittura azzerato la produzione.

Le nuove coltivazioni

Premesso che le imprese soprattutto se praticano un’agricoltura intensiva dovranno impegnarsi in percorsi di sostenibilità per ridurre l’impatto del sistema alimentare sui cambiamenti climatici, è prevedibile che molte colture possano trovare un ambiente ideale in contesti finora impensabili. La coltivazione della vite ad esempio si sta spostando sempre più a maggiori altitudini. Ma anche specie tropicali come banano, avocado, mango e passiflora stanno entrando in nuove piantagioni nel Sud Italia.

Paradossalmente in tempi relativamente brevi proprio i frutti espressione di mondi lontani potrebbero diventare a “km 0”!

 

29 novembre 2021