Qual è la visione e come lavorano le imprenditrici della filiera alimentare? Cosa le accomuna e per quali aspetti l’imprenditoria femminile si può differenziare da quella maschile?

Nella serie di interviste su “Imprenditoria femminile per una filiera sostenibile”, che ho curato a marzo per DONNE del cibo, sono state raccontate alcune piccole realtà rappresentative di un tessuto imprenditoriale che, con tenacia e resilienza, lavora per e con il territorio.

Qualcuno potrebbe obiettare che “non fanno numeri”, ma troppo spesso ci si dimentica che in Italia il 95% delle imprese sono microimprese (da 0 a 9 addetti) in cui trovano occupazione il 44,5 % dei lavoratori (dati 2019 – Ufficio studi CGIA). Alla tendenza alla concentrazione delle aziende, degli ultimi decenni, si contrappongono infatti tante piccole attività, radicate sul territorio e spesso costruite su reti di relazioni. Dalle interviste è emerso che la capacità di tessere, valorizzare e sostenere legami, abilità particolarmente presente nelle donne, può rendere più forti e resilienti proprio le imprese al femminile in periodi difficili come quello attuale.

Le imprenditrici che ho incontrato sono poi un esempio di donne che hanno trovato la sostenibilità economica per le loro imprese con scelte e percorsi che portano anche benefici sociali e ambientali.

Ma andiamo a conoscerle.

Annalisa Celant e Sarah Pasut

Per il comparto agricolo hanno portato la loro testimonianza Annalisa Celant e Sarah Pasut di Polcenigo (PN), titolari rispettivamente del Caseificio Dalle Celant e dell’azienda agricola Re Caprone.  Annalisa e Sarah sono due giovani allevatrici e casare che hanno sviluppato tutta la filiera all’interno della loro azienda, dalla produzione del latte, alla sua trasformazione, fino alla vendita diretta al consumatore finale.

Filiera corta, km 0, lavorazioni artigianali e a latte crudo sono quindi gli elementi su cui hanno costruito la loro attività. La cura della relazione, la trasparenza e il racconto al cliente della filosofia aziendale, che si riflette nel modo di operare e sulle caratteristiche dei prodotti, sono per loro aspetti di fondamentale importanza.

Annalisa gestisce anche una malga in cui d’estate produce un formaggio presidio Slow food con il latte delle sue bovine al pascolo. La sua è stata una scelta di vita, determinata dalla passione, che dà continuità a una tradizione di famiglia, contribuisce al mantenimento e alla salvaguardia dei pascoli di montagna e all’attrattività turistica dell’area e valorizza l’agroalimentare del suo territorio con un prodotto d’eccellenza.

La donna ha una visione più ampia e una maggior attitudine al cambiamento, è più coraggiosa” e “La donna è più propensa alla collaborazione ed è più attenta agli aspetti ambientali” hanno risposto rispettivamente Annalisa e Sarah alla mia domanda su quali siano, a loro avviso, le differenze tra imprenditoria maschile e femminile nel loro settore.

 

Panificatrice

Laura Cavallo

L’aspetto della maggior predisposizione delle imprenditrici donne alla cooperazione, determinata da una minor competitività e attenzione alla prestazione rispetto ai colleghi uomini, è stato sottolineato anche da Laura Cavallo, titolare di Dipinti di pane panificatrice di Collegno (TO) intervistata per il comparto della trasformazione.

Laura ha lasciato un impiego pubblico, dopo venti anni di lavoro, per avviare nel 2018 la sua piccola attività artigiana di produzione di pane, a Collegno, comune conurbato nella città di Torino, con il desiderio di entrare nel quotidiano delle persone.

Per lei il pane ha il sapore della condivisione e il suo negozio è un luogo di accoglienza, dove il pane è un mezzo per comunicare con le persone e favorire le relazioni sociali. Ed è proprio attraverso le relazioni che promuove un modello di consumo fondato sulla riduzione dello spreco alimentare (ad esempio attraverso la prenotazione) e sull’attenzione al valore del cibo e delle persone.

In poco tempo Laura è riuscita a creare un posto di lavoro part time per tre persone in linea con la sua filosofia. Dice di avere molte “sorelle di pane” in tutta Italia, nella maggior parte dei casi con attività profondamente radicate al territorio.

 

La bottegaia

Teresa Armetta

Per il settore del commercio di specialità alimentari ha invece portato la sua testimonianza Teresa Armetta, titolare con il marito Gino di Gastronomia Armetta, bottega di quartiere situata a Palermo.

Teresa è un’imprenditrice, “bottegaia”, che con passione ed entusiasmo ricerca e promuove le piccole produzioni di nicchia del territorio. Anche Teresa ha puntato sulle relazioni, in modo particolare con i suoi fornitori che fa conoscere attraverso presentazioni e degustazioni di prodotti nel suo negozio.

Teresa ha portato la sua esperienza e le sue competenze nella formazione, collaborando con l’Università di Palermo, con Istituti Tecnici e organizzazioni di vario tipo. Dalla politica vorrebbe il riconoscimento di “coproduttore” per le botteghe che con la loro attività si impegnano a sostenere aziende agricole e artigiane, spesso di aree marginali, che danno origine a eccellenze alimentari nel rispetto di tradizioni e ambiente.

Secondo Teresa le donne devono fare ancora grandi passi per la parità di genere nel settore del commercio al dettaglio di alimenti. Dice che quasi sempre nella sua regione al banco dei supermercati si trovano uomini, perché il lavoro di banconiere è maggiormente retribuito rispetto a quello di repartista a cui vengono invece destinate le donne.

 

La ristoratrice

Paola Schneider

Le donne sono più sensibili, vedono a 360 gradi. A differenza degli uomini non guardano solo ai numeri, cercano a tutti i costi una soluzione e nelle situazioni difficili sono resilienti, non abbandonano il campo, riescono a intravedere la luce in fondo al tunnel” ha affermato Paola Schneider, titolare dell’Albergo Ristorante Riglarhaus di Sauris UD, nonché Presidente di Federalberghi Friuli Venezia Giulia, intervistata, a chiusura della filiera, per il settore alberghiero e della ristorazione.

Paola che guida la cucina del suo ristorante, ha raccontato l’importanza di creare relazioni di fiducia fra produttori e ristoratori e di utilizzare prodotti del territorio nella ristorazione per valorizzare l’offerta enogastronomia locale in ambito turistico. A suo avviso le relazioni andrebbero promosse e rafforzate con l’accompagnamento dei ristoratori nelle aziende di produzione per far conoscere imprese e prodotti.

Ha poi parlato delle reti intersettoriali e fra operatori turistici nate a Sauris e in Carnia. Tra le tante iniziative, a mio avviso veramente originale e interessante, quella dello “scambio di clienti”. Il turista a pensione in un albergo di Sauris, può infatti gustare pasti in altri alberghi o ristoranti della stessa località e conoscere così le diverse cucine.

Nel team di Paola prevalgono le figure femminili: “Ho scelto di lavorare con donne perché più facile. Contrariamente a quello che spesso viene detto, nel lavoro io mi sono sempre trovata bene con le donne”.

 

A conclusione del ciclo di incontri, si può dire che la visione delle intervistate è comune, indipendentemente dall’ età (molto variabile), dal settore e dall’appartenenza a territori molto diversi tra loro.

Personalmente ho percepito in queste imprenditrici una grande forza e una serena determinazione che lasciano indubbiamente un segno in chi le ascolta.

 

29 aprile 2021

Per ascoltare le interviste di: Annalisa Celant e Sarah Pasut ,  Laura Cavallo , Teresa Armetta, Paola Schneider