L’agricoltura assume nuovo valore e sembianze.

L’emergenza Coronavirus e la chiusura in casa hanno fatto scoprire agli italiani non solo il piacere di dedicarsi alla cucina, ma anche l’importanza dell’agricoltura per la produzione del cibo.

Le misure di distanziamento, la voglia di natura e di libertà e la necessità di rimanere, almeno per un primo periodo, all’interno dell’ambito regionale potrebbero poi indurre le persone a scegliere come meta turistica le piccole località dell’entroterra, proprio dove l’agricoltura ha in parte disegnato i paesaggi e caratterizzato il territorio con le sue produzioni.

Entrare in un’azienda agricola del luogo, incontrare il produttore e scoprire cicli naturali e tecniche di coltivazione e trasformazione attraverso il suo racconto, vivere un’esperienza ricreativa o partecipare a una degustazione, può farci riconnettere a quel mondo rurale di cui in molti casi si è persa la conoscenza.

In questo blog ho già pubblicato diversi articoli inerenti l’Agriturismo, l’Enoturismo e il Turismo Esperienziale.

Oggi, con l’aiuto di tre imprenditrici agricole, mi voglio focalizzare su Fattorie didattiche e sociali perché potrebbero contribuire a dare una risposta a nuove esigenze turistiche, rendere più consapevole il consumatore all’acquisto e soddisfare il bisogno di un nuovo equilibrio di bambini, adulti e famiglie resi più fragili dalla pandemia.

Le fattorie didattiche e sociali in Italia e in Friuli Venezia Giulia

Innanzi tutto una breve introduzione al tema.

Le Fattorie didattiche sono aziende del settore agricolo, della pesca e dell’acquacoltura che esercitano attività culturali e didattiche rivolte a scolaresche, consumatori, gruppi di persone.  Diventano fattorie sociali quando estendono i loro servizi a fasce di popolazione che presentano forme di fragilità o di svantaggio psico fisico o sociale.

La norma nazionale di riferimento è quella relativa all’agriturismo, recepita e articolata a livello regionale sulla base delle diversità territoriali.

Secondo lo studio “Il settore delle Fattorie didattiche in Italia: caratteristiche e strategie” del Comitato Nazionale Consultivo per l’Agriturismo finanziato dal MIPAAF – Ministero Politiche Agricole, Agroalimentari e Forestali, nel 2017 in Italia c’erano circa 2.900 fattorie didattiche, di cui il 60% svolgevano anche attività agrituristica, cioè di ricezione e ospitalità o di ristoro.

L’indagine aveva quantificato in circa 4 milioni all’anno il numero di visitatori, di cui 3 milioni e mezzo bambini o ragazzi di scuola media inferiore.  Il costo medio giornaliero della visita era stato di 9 euro, elevato a 17,50 euro nel caso di somministrazione in agriturismo del pranzo, escluse le spese di trasporto che in tante regioni sono sostenute dalla pubblica amministrazione.

Molte fattorie didattiche propongono attività per scolaresche nei giorni feriali, per famiglie nel fine settimana e punti verdi nel periodo estivo. Alcune sono anche in contatto con agenzie di viaggio e la loro offerta è inserita in pacchetti turistici.

In Friuli Venezia Giulia sono presenti 99 fattorie didattiche riconosciute da ERSA, Agenzia regionale per lo sviluppo rurale e promosse da Promoturismo FVG . Tra queste, 27 svolgono anche attività sociale.

Il racconto di tre imprenditrici

Nella maggior parte dei casi l’attività didattica e sociale è seguita da una figura femminile, come le tre imprenditrici agricole del pordenonese, a cui passo la parola.

Borgo delle mele

Serena Ciriani – Az. agr. Borgo delle Mele

 

Serena Ciriani  Ho 43 anni e gestisco con mio marito Christian l’azienda agricola Borgo delle Mele in località Costabeorchia di Pinzano al Tagliamento, in area pedemontana. Abbiamo iniziato questa avventura nel 2008, con la nascita di mia figlia Matilde, spinti dal desiderio di rivitalizzare il nostro paesino e di trascorre più tempo insieme perché i nostri precedenti lavori non ce lo consentivano. Coltiviamo Mele Antiche dell’Alto Friuli e Cipolla di Cavasso e della Valcosa, Presìdi Slow Food, e poi  mele e ortaggi che trasformiamo in succhi e confetture nel nostro laboratorio. Le nostre produzioni sono biologiche. Recentemente abbiamo introdotto proposte didattiche con visite al frutteto e esperienze di produzione di succo di mela.

Cristina Barbariol  Ho 42 anni e seguo l’attività didattica e sociale di Ortogoloso nell’azienda agricola di famiglia a Budoia, nella pedemontana pordenonese. Anch’io facevo un altro lavoro, ma a seguito di una grave malattia di mia figlia Benedetta, diventata poi il mio principale supporto in fattoria, ho sentito il bisogno di restituire il bene e l’aiuto ricevuto alle persone incontrate in questo percorso. Oltre ad ortaggi biologici la nostra azienda produce cereali, farine e fieno. Proponiamo percorsi didattici e attività legate all’orticoltura, all’apicoltura, al mais e al riconoscimento degli animali da cortile. In accordo con Istituzioni, Servizi Sociali e Azienda Sanitaria, ospitiamo bambini e ragazzi con problematiche di vario tipo e gestiamo un punto verde durante il periodo estivo.

Barbara Lenarduzzi  Ho 43 anni e conduco con mio cugino Fausto l’azienda agricola Tina, che abbiamo rilevato dai nostri genitori e situata a San Giorgio della Richinvelda, nei magredi dell’alta pianura pordenonese. Ho deciso di dedicarmi all’agricoltura per dare continuità alla storia e ai valori di accoglienza della mia famiglia. Coltiviamo cereali, kiwi, vite per la vendita a cooperative locali. Curiamo poi l’orto e alleviamo animali di bassa corte, le cui carni trasformiamo anche in salumi, per la vendita e la somministrazione nel nostro agriturismo che dispone pure di 5 camere. Siamo fattoria didattica e sociale e proponiamo percorsi didattici sull’oca e sul bosco che occupa una vasta superficie della nostra azienda. Anche noi ospitiamo ragazzi e soprattutto adulti in condizione di svantaggio psico fisico o sociale.

In questo periodo non si può partire senza una domanda legata alla situazione contingente. Come ha influito la pandemia sulle vostre attività didattiche, sociali e agrituristiche?

Barbara fattorie didattiche

Barbara Lenarduzzi – Az. agr. Tina

 

Barbara: I lavori di campagna si sono svolti come sempre. Abbiamo invece colto la paura del contagio e i timori per il futuro delle persone. La gente ci telefona per chiedere se possiamo fornire verdure e tanti hanno manifestato il desiderio di coltivare un proprio orto. Con questa pandemia è stato rivalutato il nostro lavoro di agricoltori. Non so ancora se riapriremo l’agriturismo a fine maggio, com’era in programma. Stiamo invece creando la possibilità per le persone di fare il picnic e di usufruire di attrezzature per la cottura di cibi all’aperto, in zone riservate in prossimità del bosco. Non appena sarà fattibile attiveremo, con un’associazione equestre di cui facciamo parte, un progetto multidisciplinare per bambini e ragazzi con attività sportive, giochi e lezioni di matematica e inglese, naturalmente nel rispetto delle indicazioni sanitarie fornite dagli organi competenti. Crediamo che dopo il lungo periodo di quarantena un’offerta di questo tipo possa essere veramente d’aiuto per le famiglie.

Cristina: Noi avevamo programmato a luglio e agosto punti verdi per bambini e avevamo concordato con l’Azienda Sanitaria un progetto sociale a lungo termine per 30 ragazzi. Naturalmente con l’emergenza abbiamo dovuto sospendere tutte le attività. Ora stiamo cercando di capire come muoverci per il futuro. Personalmente credo sia molto difficile garantire il distanziamento tra e con i bambini perché hanno bisogno del contatto fisico, di abbracciarsi e di essere abbracciati. La gestione di gruppi diventa ancora più complicata nelle attività sociali perché i soggetti coinvolti potrebbero non essere in grado di recepire i comportamenti necessari per evitare il contagio, come ad esempio l’uso della mascherina.

Nella ristorazione e nel turismo ancor prima di questa crisi si parlava di un maggior coinvolgimento delle imprese agricole per garantire un’enogastronomia sostenibile e soddisfare la crescente domanda di un turismo slow. Quali forme di collaborazione potreste ipotizzare con imprese di tali settori?  

Serena: Noi lavoriamo da sempre con la ristorazione, anche grazie alle iniziative create da Slow Food per la promozione dei Presìdi, di cui siamo produttori. Purtroppo la loro chiusura ha congelato in questo periodo rapporti e vendite. Crediamo nella collaborazione e nel fare rete tra imprese anche per la valorizzazione turistica del nostro territorio. Con questo spirito abbiamo aderito alle Strade del Vino e dei Sapori del FVG al Cammino di San Cristoforo che si sviluppa nel pordenonese.

Barbara: Nella ristorazione ci sarà sempre più l’interesse per l’uso di ingredienti di qualità e di provenienza locale. La collaborazione è semplice nella vendita di prodotti trasformati, diventa più complessa quando invece si parla del fresco come ad esempio ortaggi, frutta e carni.  In tal caso dovrebbe essere fatta una programmazione e definito a priori un accordo fra le parti.

Tutte e tre sono interessate a collaborare, non solo con operatori della ristorazione, ma anche con agenzie di viaggio e tour operator per la valorizzazione e vendita di prodotti ed esperienze in azienda.

Cosa chiedete alla politica?

La risposta è unanime: diminuzione del carico burocratico, semplificazione di procedure per l’accesso ad aiuti pubblici e riduzione dei tempi di erogazione di finanziamenti e contributi concessi.

Viene poi sottolineata la necessità di definire prezzi minimi di mercato dei prodotti che consentano agli agricoltori di coprire i costi di produzione.

Passiamo ora a degli aspetti più personali. Cosa vi piace del vostro lavoro?

Seppur con diverse sfumature, per tutte la libertà è l’aspetto più piacevole: libertà di decidere, di organizzarsi nei tempi, ma anche e soprattutto libertà di creare nuove attività in linea con i propri valori e le proprie passioni.

Cosa pensate di aver trasmesso ai vostri figli con la vostra scelta e, compatibilmente con la loro età, vi seguono sulla strada da voi tracciata?

Serena: Ho una figlia di 12 anni. Naturalmente è ancora troppo piccola per capire quali potrebbero essere le sue intenzioni. Personalmente penso di averle dimostrato che con una grande forza di volontà si può raggiungere l’obiettivo desiderato.

Cristina Barbariol

Cristina Barbariol – Az. agr. Andreazza – Ortogoloso

 

Cristina: Ho tre 3 figlie, di 21 e 14 anni e di 9 mesi. Come già detto sopra, la più grande, oltre a continuare gli studi, è già impegnata nell’attività didattica aziendale.  Nel complesso penso di aver dato loro la possibilità di vivere tante belle esperienze e di aver fatto toccare con mano valori come l’amicizia, la condivisione, l’inclusione.

Barbara: Ho un figlio di 19 anni, impegnato nello studio e nello sport agonistico e due figlie rispettivamente di 14 e 6 anni. Mi piacerebbe che i miei figli entrassero in azienda solo dopo aver vissuto esperienze esterne di lavoro e visto un po’ il mondo. Credo capiranno le mie scelte solo più avanti e comunque anch’io penso di aver dato loro l’opportunità di vivere tante belle esperienze di confronto e di ascolto degli altri.

Quali nuove iniziative intendete sviluppare nelle vostre aziende?

Barbara vorrebbe creare un centro diurno per ospitare in completa autonomia 4 – 5 ragazzi con disabilità, Cristina attivare giornate “respiro” cioè all’aria aperta per i bambini ricoverati nel vicino CRO-Centro Riferimento Oncologico di Aviano, mentre Serena desidera semplicemente ripartire per poter sviluppare l’attività didattica appena avviata.

Infine cosa consigliereste a chi volesse intraprendere la vostra attività?

Credo che le parole di Barbara riassumano anche il percorso di vita di Cristina e di Serena: Osare, reinventarsi e non aver paura di sognare!

 

15 maggio 2020