L’emergenza Coronavirus ha fatto aumentare i consumi alimentari e le modalità d’acquisto degli italiani.

Si fa la spesa meno spesso e si dedica più tempo alla cucina. In particolare il forte incremento della vendita di farine, lievito e zucchero evidenzia il piacere di preparare in casa pane, pizza e dolci. A quanto sembra in questo periodo i tanto denigrati carboidrati non sono più banditi dalla nostra tavola!

Sono aumentati poi gli acquisti nei piccoli negozi e si è ridotta la frequentazione di ipermercati e supermercati.

Gli esercizi di vendita di alimentari in Italia

Gli esercizi commerciali del settore alimentare sono circa 230.000, naturalmente esclusa la vendita effettuata direttamente da aziende di produzione nei propri spacci aziendali, e assicurano una copertura capillare su tutto il territorio nazionale.

Le attività ascrivibili al terziario possono aver luogo in esercizi non specializzati, cioè che rivendono anche altre tipologie di prodotto, che sono così classificate in base alla loro superficie:

–  Ipermercati (sopra 2.500 mq)

Supermercati (sopra 400 mq)

Discount, medio grandi, caratterizzati da prodotti non di marca e di prezzo contenuto

Minimercati (sotto 400 mq)

o in esercizi specializzati come ad esempio ortofrutta, macelleria e pescheria.

Con i dati riportati nel comunicato stampa del 19 marzo scorso, Unioncamere ha però evidenziato la diversità di caratteristiche dimensionali dei punti vendita distribuiti sul territorio.

In Meridione sono più diffusi i negozi specializzati, con in testa la regione Campania (n. 19.323), mentre nel Nord Italia le strutture di vendita sono più grandi, come succede in Lombardia che vanta la presenza di ben 212 ipermercati!

Rapportando questi numeri alla popolazione, in Campania c’è un negozio specializzato ogni 301 abitanti e 1 ipermercato ogni 102.228, mentre in Lombardia c’è un negozio specializzato ogni 676 abitanti e un ipermercato ogni 47.358.

I dati della mia regione, Friuli Venezia Giulia, con 1 negozio specializzato ogni 621 abitanti e 1 ipermercato ogni 48.640, non si discostano molto da quelli della Lombardia.

La concentrazione delle vendite ha indubbiamente contribuito, nel Nord Italia, a determinare le file di consumatori in attesa di fare la spesa che i mezzi di comunicazione ci hanno rimandato in questi giorni.

La vendita nel post Coronavirus

L’emergenza Coronavirus ha fatto emergere il grande valore sociale del piccolo dettagliante e del negozio di vicinato. L’obbligo di limitare gli spostamenti, ma anche il desiderio di evitare luoghi più frequentati e di contribuire al sostegno di piccole imprese locali, ha indotto la popolazione a scegliere gli esercizi commerciali di dimensione più contenuta.

Nel telegiornale RAI del Friuli Venezia Giulia del 26 marzo scorso è stato riportato che in regione gli ipermercati hanno ridotto le vendite di alimentari del 9 %, mentre le botteghe le hanno aumentate anche del 40%.

Un risultato positivo lo stanno registrando anche molte aziende di produzione che gestiscono tutta la filiera, dalla produzione della materia prima alla sua trasformazione, fino alla vendita diretta al consumatore finale.

Io credo che in futuro si dovrà incentivare e sostenere, con politiche e strategie intersettoriali, la rete di piccoli dettaglianti che garantiscono la vicinanza del servizio al consumatore e che, rifornendosi da aziende agricole e artigiane locali, possono aiutare nella vendita le imprese di produzione del territorio soprattutto di aree marginali, così come è successo in molti casi in questo frangente.

E’ vero che le pratiche di acquisto on line e di consegna a domicilio stanno aumentando, ma, oltre alla loro sostenibilità economica, bisognerebbe valutarne i costi nel tempo anche in termini ambientali per l’inquinamento causato dallo spostamento di mezzi.

Probabilmente il dettagliante dovrà rivedere le sue modalità di acquisto e servizio, usufruendo delle nuove tecnologie e alla luce delle problematiche sorte con il Coronavirus, ma penso che in questo triste periodo, in cui tutti ci sentiamo un po’ impotenti e fragili, il valore dell’accoglienza e del suo sorriso, sia apparso a tutti noi come un bene prezioso per il nostro stato d’animo e di conseguenza anche per la nostra salute!

 

29 marzo 2020