Vin e amîs, un paradîs (vino e amici, un paradiso) recita un vecchio proverbio friulano.

Il vino, inteso come convivialità, è un elemento in cui gli abitanti del Friuli Venezia Giulia ritrovano il loro territorio con le sue tradizioni e consuetudini. Il tajut cioè il bicchiere di vino, chiamato ottavo nel triestino e ombra o got nell’area più occidentale della regione, consumato con amici e conoscenti in osteria, rappresenta infatti un momento di condivisione e di rafforzamento di una relazione, a cui non ci si può sottrarre.

Il vino riveste però una grande importanza anche per l’economia locale perché costituisce ben il 31% del valore della produzione agroalimentare regionale. La vite è coltivata in pianura, nelle fasce collinari o pedemontane e sull’altipiano del Carso. I vitigni autoctoni che danno origine a vini di elevata qualità, riconosciuti dal mercato e sempre più apprezzati anche all’estero, sono i bianchi secchi Friulano, Ribolla Gialla, Vitouska, Malvasia Istriana, i dolci Picolìt, Verduzzo Friulano, Ramandolo e i rossi Pignolo, Refosco dal Peduncolo Rosso, Schioppettino, Tazzelenghe e Terrano.

In questo articolo dò spazio a due esperti che, rispondendo alle mie domande, ci raccontano proprio la vitivinicoltura del Friuli Venezia Giulia.

Ve li presento:

Giovanni Cattaruzzi - Vitivinicoltura FVG

 

Giovanni Cattaruzzi : Perito agrario, titolare dello Studio Tecnico Agrario Giovanni Cattaruzzi, Presidente del Collegio dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati del Friuli Venezia Giulia. Conosce a fondo il settore agroalimentare e ha sviluppato diversi progetti di valorizzazione delle produzioni locali come la ricotta friulana, la mela Julia, la Rosa dell’Isonzo e il fagiolo di Platischis. In collaborazione con Espressione Smart Comunication di Udine ed Editoriale Top ha ideato la guida Top Vini Friuli Venezia Giulia 2020.

 

La sommelier

 

 

Maria Teresa Gasparet : Friulana, grande appassionata di vino, da più di vent’anni Sommelier professionista, Giudice sensoriale, Donna del Vino, componente di commissioni in concorsi e per certificazioni, organizzatrice e curatrice di eventi e degustazioni, ora anche on line, con il proprio marchio aziendale Sorsi e Percorsi.

 

Il settore vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia

Volendo rappresentare la vitivinicoltura del Friuli Venezia Giulia con un pezzo musicale o con un animale, cosa scegliereste? Perché?

Maria Teresa: Sicuramente “La Primavera” di Vivaldi, un inno alla vita e alla gioia. Il Friuli Venezia Giulia ha una varietà enorme di terroir, con vini austeri dal nome strano come il Tazzelenghe, ruvidi come il Refosco, unici come il Friulano (ex tocai), da sempre consumato nelle osterie di paese, per gli anziani luogo di ritrovo anche per una partita a briscola (gioco di carte). Il vino rappresenta la vitalità dei friulani, un popolo tendenzialmente chiuso, ma che se decide di far festa lo fa fino in fondo e con gioia. La Primavera di Vivaldi mi fa poi pensare alle emozioni che si possono provare con una passeggiata o una corsa nei nostri bellissimi vigneti.

Tra gli animali sceglierei il cavallo, un animale talvolta difficile da gestire, ma che si affeziona e arriva a vivere quasi in simbiosi con l’uomo. Un rapporto quasi come quello del vignaiolo con la sua vigna che attraverso impegno, cura e amore può portare, come nel caso del cavallo da sella, a grandi risultati.

Giovanni: Io invece sceglierei il pezzo “The Thrill is Gone” di B.B.King, una musica ritmata, da meditazione, che crea atmosfera. Una musica dell’anima, frutto di un accurato lavoro come quello dei nostri produttori che danno origine a vini complessi, ritmati, ma nello stesso tempo misurati, meditati, che “non danno nell’occhio”. Vini che favoriscono la condivisione e il piacere della socialità.

Tra gli animali sceglierei invece il cervo perché nobile, pacato e, benché di grande bellezza per il suo maestoso palco, portato a nascondersi, a eclissarsi. Un po’ come i nostri vini e produttori che celano grandi valori e vinima sono restii a mostrarsi, ad apparire.

La promozione e la pubblicità

Giovanni, le guide dei vini sono un indubbiamente un valido strumento per informare il consumatore, ma sul mercato ce ne sono veramente tante. Che cos’ha di diverso TOP Vini Friuli Venezia Giulia? E come è stata accolta l’idea dai produttori?

Giovanni: Abbiamo voluto creare una guida specifica del Friuli Venezia Giulia, per questo diversa dalle altre in commercio che, di solito, fanno riferimento al territorio nazionale. Volevamo poi parlare dei vini legandoli ai loro territori e toccando argomenti chiave come storia, biodiversità, ecosostenibilità e produttori, che rendono diversa la vitivinicoltura del Friuli Venezia Giulia da quella di altre realtà.

E’ stata un’iniziativa privata, che non ha usufruito di finanziamenti pubblici e ciò è stato capito dai produttori che l’hanno accolta con interesse, coscienti della necessità di azioni pubblicitarie, soprattutto in una situazione di mercato difficile come quella attuale.  Vi hanno aderito una cinquantina di aziende di dimensione variabile, distribuite omogeneamente sul territorio regionale. Non è stato un concorso vero e proprio, anche se abbiamo consegnato un attestato di riconoscimento ai produttori di 11 vini che si sono particolarmente distinti.

Maria Teresa, oltre alle guide anche mostre e concorsi mettono in luce il lavoro degli imprenditori vitivinicoli. A tuo avviso i risultati di questi eventi possono condizionare le tecniche di produzione delle cantine?

Maria Teresa: Secondo il mio parere, mostre e concorsi non condizionano più di tanto le scelte dei produttori. Ci sono sicuramente imprenditori che seguono le tendenze o le mode e che ambiscono a premi per poterli mostrare e usare nel marketing.  In termini generali direi però che la maggior parte dei produttori lavora per produrre vini in linea con la propria filosofia aziendale, indipendentemente dal desiderio di ottenere un premio.

Io credo che si debba fare cultura del vino per portare il consumatore a capire non solo il prodotto, ma anche il pensiero, il lavoro del vignaiolo, e quindi indirettamente a non farsi condizionare dalla moda del momento.

Il tema della sostenibilità

Giovanni, oggi si parla sempre più di sostenibilità e in viticoltura ci sono diverse certificazioni di prodotto che vanno in questa direzione. Cosa ci racconti a tale proposito?

Vitivinicoltura Friuli Venezia GiuliaGiovanni : La sostenibilità è oramai un elemento qualitativo, un prerequisito che identifica il prodotto.

Nella guida TOP dei Vini del FVG c’è un capitolo dedicato proprio a questo aspetto, in cui abbiamo parlato di produzione biologica, di lotta antiparassitaria integrata (di fatto resa obbligatoria per tutte le colture dalla Direttiva UE n.128/2009) e delle certificazioni  SQNPI Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata del Ministero dell’Agricoltura e VIVA, per la sostenibilità della filiera vite e vino del Ministero dell’Ambiente.

Per me la sostenibilità è un aspetto culturale, un percorso che coinvolge produttori e consumatori, che si svilupperà gradualmente nel tempo per raggiungere livelli sempre più elevati. Per questo sarà importante impostare campagne efficaci di informazione e di comunicazione e rendere chiaramente riconoscibili i prodotti sostenibili. A livello nazionale si sta giustamente operando per la realizzazione di un unico marchio per la vitivinicoltura e quindi per l’unione di SQNPI e VIVA. Personalmente auspico però in futuro una strategia a medio- lungo termine, perché non si possono far fare investimenti alle aziende su marchi che poi vengono velocemente abbandonati, come successo finora.

Maria Teresa, com’è cambiato nel tempo il rapporto delle persone con il vino? A cosa sono oggi particolarmente interessate le persone che partecipano ai tuoi incontri? Ambiente e sostenibilità sono argomenti che possono suscitare emozioni?

Maria Teresa: Il rispetto dell’ambiente porta a una produzione, variegata, non omologata e industriale. Personalmente amo le degustazioni alla cieca, in cui le persone non sono condizionate dall’etichetta, ma riescono a cogliere le sfumature di vini di diversa provenienza. In Friuli abbiamo tantissimi territori, di aree anche molto ristrette, da cui traggono origine vini unici proprio per le caratteristiche ambientali e per la sostenibilità delle tecniche di produzione adottate.

Direi quindi di sì: la sostenibilità si può tradurre in emozioni! 

Nei miei incontri rilevo attenzione alla sostenibilità, curiosità e desiderio di conoscenza soprattutto nei giovani. Le persone di età superiore ai 40 – 45 anni sono spesso indifferenti in una fase iniziale, ma manifestano poi interesse nella degustazione, quando percepiscono le differenze tra un vino di qualità e uno omologato e quindi anonimo.

Il futuro

A vostro avviso quali saranno i riflessi di questa pandemia su produzione, vendita e consumo di vino?

Giovanni: E’ difficile fare previsioni a breve termine, soprattutto per quanto riguarda il mercato internazionale. Io credo che alcuni canali commerciali si riattiveranno, ma penso che per riacquistare piena competitività le aziende vitivinicole debbano ricorrere ad una vera e propria progettazione delle strategie commerciali, a medio – lungo termine, basata su studi innovativi di “business intelligence” integrati con l’accesso a banche dati specializzate.

Maria Teresa: Io credo che la difficile situazione creata dalla pandemia abbia fatto capire ai produttori l’importanza del contatto con il consumatore, di essere conosciuti al di là dell’etichetta. In questo periodo ho visto aziende proporre tour virtuali che con il ritorno alla normalità potrebbero diventare reali. A mio avviso i produttori in futuro svilupperanno l’accoglienza che, per fidelizzare il consumatore, dovrà essere fondata sull’autenticità.

Quali scelte suggeriste alla politica per la crescita del settore?

Giovanni: Penso che la Regione debba farsi carico di una pubblicità integrata, incisiva, che unisca in una strategia comune tutte le produzioni regionali e che consenta al Friuli Venezia Giulia di aver un’identità forte che rappresenti il suo patrimonio di valori storici culturali. Vedo la necessità di una grande campagna di comunicazione soprattutto attraverso i canali televisivi.

Maria Teresa: Concordo con Giovanni. Anche per me c’è la necessità di un grande impegno nell’ambito della promozione.

 

In conclusione qual è il vostro vino del cuore, quello che vorreste far gustare all’amico/a per trasmettergli il valore del vitivinicoltura friulana? Dove e con quale musica di accompagnamento immaginate di proporglielo per regalargli un’emozione unica?

Giovanni: Fra i vini bianchi proporrei un buon Tocai (oggi Friulano) accompagnato da Le 4 stagioni di Vivaldi, fra i rossi il Pignolo con un ritmo blues di sottofondo.  Due vini unici in grado di favorire le relazioni fra persone. Il luogo in cui immagino di gustarli è senza dubbio il Montasio, un contesto di una bellezza indescrivibile.

Maria Teresa: Anch’io punterei sul Friulano, vino della tradizione friulana, dalle mille sfaccettature e glielo proporrei su una terrazza in riva al nostro mare. Tra i rossi sceglierei lo Schioppettino di Prepotto, da gustare vicino al fuoco, in uno chalet della Carnia o del Tarvisiano, in una giornata di neve. Li accompagnerei entrambi con un pezzo jazz.

 

E voi che ne dite di provare i vini friulani raccontati da Giovanni e Maria Teresa (e non solo quelli) facendo del turismo esperienziale con un tour alla scoperta di territori vitivinicoli e cantine del Friuli Venezia Giulia?

Vi aspettiamo!

 

20 gennaio 2021