Il turismo del vino è in crescita e costituisce una grande opportunità per lo sviluppo dei territori e la valorizzazione dell’agricoltura di qualità.

In passato ho già trattato su questo blog il tema dell’enoturismo e del  turismo esperienziale.

Ritorniamo sull’argomento con l’articolo, sotto riportato, dell’architetto Thomas Pozzatello di Archea Progetti di Latisana (UD), professionista particolarmente attento alle esigenze del settore vitivinicolo.

Il mondo delle cantine sta cambiando 

La piattaforma su cui questo cambiamento è in atto è la nuova legge sull’enoturismo, che offre una serie di opportunità di sviluppo e ampliamento delle attività connesse al settore vitivinicolo. Ma procediamo con ordine.

La Legge di bilancio n. 205 del 27/12/2017, all’art. 1, con tre semplici commi, pone le basi per una piccola rivoluzione.

Il comma 502 definisce il concetto di “enoturismo”, testualmente: “Con il termine « enoturismo » si intendono tutte le attività di conoscenza del vino espletate nel luogo di produzione, le visite nei luoghi di coltura, di produzione o di esposizione degli strumenti utili alla coltivazione della vite, la degustazione e la commercializzazione delle produzioni vinicole aziendali, anche in abbinamento ad alimenti, le iniziative a carattere didattico e ricreativo nell’ambito delle cantine.”

Il comma 503 sancisce che all’attività enoturistica si possono applicare le stesse disposizioni fiscali proprie dell’agriturismo, cioè reddito calcolato forfettariamente al 25% dei ricavi e IVA ridotta al 50%. La scelta di aderire al regime speciale o a quello ordinario è prerogativa del conduttore.

Il comma 505 prevede l’obbligo, per poter gestire un’attività enoturistica, di presentare al Comune una semplice SCIA, quindi un’autocertificazione. Un iter burocratico decisamente snello, a patto che si rispettino tutte le normative nazionali e regionali in vigore in tema di sicurezza e igiene.

Il comma 504 rimanda ad un Decreto Attuativo successivo, concernente una serie di adempimenti necessari al mantenimento di uno standard minimo di qualità. Il Decreto in questione è il n. 2779, emanato dal Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo in data 12 marzo 2019.

Le nuove possibilità

Il provvedimento innanzitutto mette fine ad un pasticcio normativo che non consentiva al produttore di farsi retribuire il singolo bicchiere di vino. La degustazione dei vini in azienda doveva essere gratuita, nella speranza che il cliente poi acquistasse il prodotto imbottigliato, oppure l’assaggio doveva avvenire dopo l’acquisto della bottiglia e fuori dalla cantina. La bottiglia si poteva dunque stappare all’interno ma il vino doveva essere bevuto all’esterno: una situazione decisamente kafkiana. Ora degustazioni ed eventi promozionali potranno essere svolti alla luce del sole, abbinando anche il vino a prodotti gastronomici del territorio, purchè freddi (non è consentita l’attività di ristorazione).

Il punto focale di questo decreto è però la definitiva assunzione di legittimità di un concetto già proprio del sentire comune: il vino è un patrimonio non solamente come prodotto in sé, ma come intera filiera produttiva, dalla vigna alla bottiglia. Concedendosi un gioco di parole, mai i concetti di coltura e cultura sono stati così vicini.

La vinificazione desta curiosità e acquista valenza turistica, la vendemmia diventa un’attività che può coinvolgere, la vigna è valorizzata come luogo di produzione che al contempo crea il paesaggio. Sarà possibile per le cantine diventare mete turistiche, essere luogo di svago e di didattica, fungere da punto di riferimento per offrire prodotti enogastronomici che parlano del territorio.

L’obiettivo della qualità

L’ultimo tassello, dopo tutte queste possibilità, è l’obiettivo di fornire al cliente un servizio di qualità. Per questo la norma individua alcune dotazioni minime per poter esercitare l’attività enoturistica.

Sarà necessario avere ambienti dedicati e adeguatamente attrezzati per l’accoglienza dei turisti, compresi i parcheggi; il personale dovrà essere qualificato non solo per offrire un’adeguata esperienza di degustazione del vino, ma anche per illustrare le caratteristiche e le bellezze storico-architettonico-paesaggistiche del territorio. Particolare attenzione viene poi posta sulla comunicazione, con l’obbligo di avere una pagina web, strumenti per la prenotazione preferibilmente informatici, materiale informativo in almeno due lingue straniere. Risulta chiaro l’intento di mirare alla promozione del vino e del territorio anche in ambito internazionale.

La cantina 2.0

Gli strumenti normativi ci sono. Gli obiettivi sono chiari. Ma quali sono gli scenari di trasformazione possibili?

Il cambio di marcia dove passare attraverso un mutamento non solo della mentalità, ma anche degli spazi fisici, in una parola, dell’architettura. La cantina 2.0 è un luogo dove fare turismo, non più solo produzione.

L’accoglienza prevede innanzitutto dotazioni di legge minime sulla sicurezza, l’igiene e la fruibilità da parte di tutti. E’ necessario dotarsi di servizi igienici per i visitatori distinti da quelli del personale ed eliminare le barriere architettoniche per agevolare le persone a ridotte capacità motorie e sensoriali. I luoghi di produzione devono essere sicuri, dotati di adeguate protezioni, pensate anche per i più piccoli.

Le aree esterne o quelle limitrofe garantiscono una facile accessibilità e attrezzature per il parcheggio di automobili e autobus. L’edificio deve essere il più possibile visibile, riconoscibile, raggiungibile, grazie a cartelli, landmarks e alla cura dell’oggetto architettonico.

Per il visitatore, il primo spazio funzionale fondamentale è la sala d’ingresso, dove viene accolto, informato sulle attività della cantina, sulle visite, le degustazioni; qui possono essere effettuati prenotazioni e pagamenti, come nella hall di un albergo.

Il cuore pulsante dell’attività è la sala degustazione: un ambiente confortevole, spazioso, dotato di posti a sedere, dove poter sorseggiare il vino con l’ausilio delle informazioni necessarie alla comprensione del prodotto date da personale qualificato. Questo spazio può essere utilizzato anche per eventi promozionali e ricreativi.

Una stanza di conservazione e trasformazione cibi, collegata alla sala degustazione, può fornire il supporto funzionale per offrire anche prodotti alimentari, per giocare con gli abbinamenti gustativi e trovare sinergie con altre realtà agroalimentari del territorio.

Non può mancare poi il wineshop, dove poter acquistare le bottiglie ma anche gadgets, libri e altri prodotti collegati al mondo del vino.

Un altro spazio importante può essere una sala attrezzata per mostrare contenuti audiovisivi, a fini didattici o ad esempio, per proiettare la presentazione dell’attività della cantina; di sicuro interesse sarebbe mostrare gli strumenti di produzione, possibilmente facendo una retrospettiva storica, anche fotografica, in una sala esposizioni.

Un’altra opportunità è quella di ampliare il concetto di visita e dilazionarla in due o più giornate, consentendo il pernottamento e diventando così una residenza enoturistica. L’ospite avrebbe la possibilità di partecipazione attiva alle lavorazioni della viticoltura e della vinificazione, prendendo così parte alla “magia” della produzione del vino e concretizzando l’essenza stessa del turismo esperienziale.

L’enoturismo è realtà, la cantina 2.0 può e deve diventare il suo tempio.

 

28 maggio 2019