Il FigoMoro è da sempre presente nella vita delle genti di Caneva.

Mia madre racconta che da bambina aveva il compito di infilzare i fichi della varietà FigoMoro nelle spine di rami, probabilmente di prugnolo, che venivano stesi tra una finestra e l’altra per esporre al sole e far seccare i frutti che sarebbero così diventati una golosa riserva alimentare per l’inverno. Lei ricorda ancor oggi il rito, curato dalla madre, della distribuzione parsimoniosa in famiglia dei fichi secchi da mangiare con il pane.

Il pane veniva però accompagnato pure ai fichi freschi, come ricorda mio padre oggi ultranovantenne. I contadini di Caneva mettevano a dimora le piante di fico anche tra le viti lungo i filari ed i loro frutti garantivano a tutti, grandi e piccoli, un buon apporto zuccherino durante l’estate.

Anch’io rammento la ricerca da bambina dei frutti più esposti al sole e quindi più dolci, se non addirittura quasi secchi, fra le tante piante nate spontaneamente nelle colline dietro a casa. Una volta non c’erano infatti recinzioni a delimitare le proprietà e i bambini erano liberi di “scorazzare” nei campi. La pianta di FigoMoro spesso era alta (non si facevano potature) e con i suoi rami ricadenti offriva sotto la chioma un ottimo rifugio o nascondiglio segreto con tanto buon cibo a portata di mano.

Ricordo poi la ricerca in autunno degli ultimi frutti resi visibili dalla caduta delle foglie, più piccoli, arrotondati e sodi, dal colore brunastro e con la polpa rosso vivace, dal sapore meno rotondo e morbido che esprimevano l’ultima dolcezza della bella stagione che era andata a finire. Una dolcezza che si poteva però poi ritrovare d’inverno nelle confetture casalinghe preparate dalle nostre mamme.

Il boom economico degli anni 70/80 e la conseguente maggiore capacità di spesa delle famiglie aveva fatto diminuire nel tempo il valore alimentare e l’utilizzo di questo frutto.

Nei primi anni di questo secolo è stato però avviato un progetto per la sua riscoperta e promozione attraverso la costituzione di un Consorzio di tutela e valorizzazione che raggruppa oltre 50 produttori, fra cui proprietari di piccoli appezzamenti che dispongono anche di una sola pianta di fico.

Da qui il grande valore sociale-economico di questa coltura che è diventata elemento di traino di un processo di aggregazione, confronto e crescita di un’intera comunità. Attraverso il Consorzio è stata creata una rete di vendita del prodotto fresco a dettaglianti, alla Grande Distribuzione locale, a ristoratori e altri utilizzatori ed è stata messa a punto una linea di prodotti trasformati destinata al consumatore finale, alla ristorazione e alle gelaterie artigianali.

I numeri del FigoMoro

Ecco di seguito alcuni dati approssimativi che ci permettono di inquadrare e quantificare questa produzione.

Piante di fico                                n. 2500 di cui

– “storiche”                                    n. 700

–  di nuovo impianto                   n. 1.800

– Fichi raccolti all’anno              kg 30.000

– Produzione prevista fra 3 anni (a maturità dei nuovi impianti)          kg 50.000

– Prodotto destinato attualmente alla vendita diretta                                       50%

– Prodotto destinato alla trasformazione                                                              50%

Il marchio del territorio

La coltivazione del FigoMoro si estende nell’area collinare a ridosso delle Prealpi dei comuni di Caneva e Cordignano nella pedemontana pordenonese e trevigiana.

L’esposizione al sole, la pendenza delle superfici, la presenza di terreni ricchi di carbonato di calcio e con fenomeni di carsismo e le generali condizioni pedoclimatiche garantiscono a questa zona temperature miti ed una costante ventilazione. Di fatto un clima con caratteristiche per certi aspetti di tipo quasi mediterraneo, in cui le piante di fico trovano un ambiente ideale per la crescita e dove il FigoMoro assume profumi e dolcezza di particolare intensità. Da sottolineare che il FigoMoro ha una buccia sottilissima, quasi incorporata alla polpa e che il frutto va pertanto consumato nella sua interezza.

Come saperne di più

Se vi ho un po’ incuriosito e volete conoscere meglio il FigoMoro e la sua coltivazione, vi consiglio la consultazione del sito del Consorzio . Se invece volete toccare con mano e soprattutto con bocca questo buonissimo frutto non potete mancare a due importanti appuntamenti annuali:

– la Festa del FigoMoro al Castello di Caneva,  in programma la terza domenica di luglio, dove si possono gustare piatti preparati con i trasformati di fico (in quel periodo non ci sono fichi freschi perché è già finita la prima raccolta di inizio luglio e non è ancora iniziata la seconda di agosto – settembre)

In campagna col Figo Moro che ha luogo l’ultima domenica di agosto e che prevede escursioni tra le piantagioni, con la possibilità per i partecipanti di raccogliere e gustare i frutti direttamente sul posto, oltre a show cooking e degustazioni di piatti a base di fico.

Possono essere veramente un’occasione per conoscere il territorio, i produttori e per fare del turismo esperienziale.

E a proposito di turismo esperienziale vi ricordo la mia Storia JoinPlayce che ruota proprio intorno al FigoMoro da Caneva!

 

6 luglio 2018