Il biologico avanza, arriva sulle nostre tavole e non è più di nicchia. Dal punto di vista normativo il traguardo è però ancora lontano.

L’applicazione del nuovo Regolamento UE 848/2018 sulla produzione biologica, prevista per gennaio 2021, è stata infatti posticipata a inizio 2022 e la proposta di legge nazionale per la tutela, lo sviluppo e la competitività delle nostre produzioni con metodo biologico, formulata due anni fa, è stata approvata dalla Commissione Agricoltura del Senato solo il 13 gennaio scorso e deve ancora passare per il voto di Senato e Camera.

Nonostante i prodotti biologici siano sempre più apprezzati e acquistati dagli italiani, talvolta nella popolazione si riscontrano però opinioni di segno contrario.

“Non c’è alcuna differenza fra un alimento ottenuto da agricoltura biologica o da agricoltura convenzionale, sia dal punto di vista nutrizionale che della sicurezza alimentare.  

I prodotti biologici hanno prezzi troppo elevati. 

Senza “chimica” non c’è produzione. Con il biologico l’azienda agricola non può sopravvivere.

Mi capita spesso di sentire queste affermazioni da parte di amici, conoscenti e agricoltori. Qui cercherò di spiegare perché potrebbero non corrispondere al vero. Ma prima di entrare nel merito, ecco qualche informazione sulla produzione biologica nel nostro paese.

La produzione biologica in Italia

Come evidenziato dal rapporto SINAB – Bio in cifre 2020 l’agricoltura biologica è in costante crescita. Nel 2019 ha interessato il 6,2% delle aziende e ben il 15,8% della SAU (Superficie Agricola Utilizzata), un valore quest’ultimo nettamente al di sopra di quello europeo, nel 2018 pari all’ 8%.

L’agricoltura biologica è più diffusa al Centro al Sud e nelle Isole e il 51% della superficie si concentra in Sicilia, Puglia, Calabria ed Emilia Romagna, ma sta crescendo sensibilmente anche nella Provincia Autonoma di Trento, in Veneto e Umbria.

La destinazione prevalente è a prato e pascolo, foraggere, cereali e, a seguire, olivo e vite.

Nel 2019 c’è stato un aumento sul 2018 del numero di produttori/preparatori, cioè delle aziende agricole che effettuano anche la trasformazione (+14%), dei preparatori che curano le fasi di trasformazione, confezionamento e commercializzazione, successive alla produzione di materia prima (+3%), e degli importatori (+12%).

Preparatori esclusivi e importatori si concentrano soprattutto nel Nord Italia. Il loro incremento sta ad evidenziare l’interesse per il biologico dell’industria alimentare, della distribuzione e quindi le sue potenzialità di mercato.

Le importazioni da Paesi Terzi sono invece aumentate del 13,1% e hanno interessato in particolare colture industriali, cereali, e la categoria di prodotti che raggruppa caffè, cacao, zuccheri, tè e spezie.

Le nuove norme

Quando si parla di biologico molte persone pensano semplicemente ad un alimento ottenuto senza l’uso di fertilizzanti e fitofarmaci di sintesi e quindi più sicuro, più salubre.

alimenti biologiciGli obiettivi e i principi della produzione biologica vanno però ben oltre.

Così come precisato nel Reg. UE 848/2018, la produzione biologica è infatti finalizzata alla tutela dell’ambiente e del clima, degli equilibri naturali, della fertilità dei suoli, della biodiversità, del benessere animale e alla promozione delle filiere corte e delle produzioni locali. In sintesi è un sistema di gestione sostenibile, fondato su un approccio etico, che unisce aspetti ambientali, economici e sociali.

Di conseguenza anche la normativa che la riguarda è in continua evoluzione. Il nuovo regolamento europeo ha introdotto importanti novità, tra cui:

– dal 2025 i prodotti biologici importati da Paesi Terzi dovranno essere stati ottenuti con metodi conformi alla normativa europea e non più, come succede ora, sulla base di disciplinari considerati affini ma non necessariamente uguali. Il consumatore avrà quindi maggiori garanzie sull’uniformità di caratteristiche dei prodotti biologici presenti sul mercato, indipendentemente dalla loro provenienza.

– per le piccole aziende saranno possibili certificazioni di gruppo. Si fa presente che un prodotto può essere definito biologico solo se certificato da un apposito organismo di controllo. Con le certificazioni di gruppo si andranno a ridurre i costi a carico delle singole aziende, spesso non sostenibili in caso di produzioni molto contenute.

Il Regolamento ha inoltre definitivamente escluso dalla produzione biologica le coltivazioni fuori suolo o idroponiche, cioè quelle fatte su substrati artificiali con l’uso di soluzioni nutritive, che alcuni stati membri come Danimarca, Svezia e Finlandia avevano già autorizzato.

La normativa italiana è ancor più restrittiva di quella europea, perché prevede controlli annuali anziché biennali e limiti più bassi per le contaminazioni accidentali da fitofarmaci.

Anche da qui nasce l’interesse e la volontà di valorizzare e rendere distinguibili le nostre produzioni biologiche sul mercato. La norma nazionale per il sostegno all’agricoltura biologica, approvata dalla Commissione Agricoltura della Camera prevede pertanto la creazione di un marchio biologico italiano per i prodotti ottenuti da materia prima italiana.

meleto biologico

 

Altra importante novità sarà l’istituzione di distretti biologici cioè aree a spiccata vocazione agricola, con attività economiche integrate tra loro e zone paesaggisticamente rilevanti, dove la produzione di alimenti biologici è significativa e dove l’uso di prodotti fitosanitari è limitato in tutto il contesto (es. nella cura di strade e aree pubbliche, nelle aziende agricole convenzionali, ecc.).

Il distretto biologico potrebbe diventare veramente strategico anche per la valorizzazione turistica del territorio, soprattutto nel turismo esperienziale.

Un’agricoltura sostenibile

Ritornando alle affermazioni in apertura, gli alimenti biologici sono diversi da quelli di agricoltura convenzionale?

Dal punto di vista nutrizionale sembrerebbe di no, ma uno studio dell’Università di Newcastle pubblicato dal British Journal of Nutrition, ha evidenziato che frutta verdura e cereali prodotti con il metodo biologico avrebbero mediamente il 17% di antiossidanti in più. Spesso i vegetali coltivati e gli animali allevati nell’agricoltura biologica non sono gli stessi dell’agricoltura convenzionale e, anche per questo, potrebbero avere caratteristiche di composizione e organolettiche diverse.

Per quanto riguarda invece la sicurezza alimentare, indubbiamente i prodotti dell’agricoltura convenzionale sono ampiamente controllati, ma è anche vero che i limiti massimi di residuo chimico stabiliti dalla norma sono stati studiati per singola molecola e non valutano l’effetto dell’assunzione di miscele derivate dall’uso in campo di diversi prodotti fitosanitari (fungicidi, insetticidi, erbicidi) e quindi di più molecole.

Certe sostanze possono poi essere pericolose anche se presenti in quantità minima, perché favoriscono l’insorgere di patologie interferendo sul nostro sistema endocrino.

Sicuramente l’agricoltura biologica richiede al produttore più impegno, perché basata sulla prevenzione e quindi sull’osservazione e la conoscenza degli ecosistemi e della fisiologia di piante e animali. Purtroppo la diffusione di un’agricoltura industriale, “semplificata” con le soluzioni offerte dall’industria chimica e finalizzata esclusivamente al profitto, ha portato spesso a un impoverimento di tali capacità e conoscenze.

L’agricoltura biologica favorisce poi la biodiversità perché la prevenzione si basa anche sulla scelta di cultivar e razze spesso meno produttive, ma particolarmente adeguate a un determinato ambiente e su pratiche agronomiche che rafforzano le capacità di difesa delle piante mantenendo nel contempo gli equilibri naturali.

La responsabilità del consumatore

Mangiare biologicoA fronte di una minor produzione e di maggiori perdite di raccolto in presenza di andamenti stagionali sfavorevoli, è chiaro che il prezzo di vendita del prodotto biologico non può che essere più elevato.

L’avvicinamento del consumatore al produttore, con la riduzione dei passaggi sulla filiera agroalimentare può però favorire rapporti costruttivi a beneficio di entrambi.

Da parte nostra, noi consumatori e cittadini dobbiamo tener presente che acquistando prodotti biologici sosteniamo un sistema che rispetta la vita del pianeta e delle future generazioni e che, dando un giusto valore al cibo, contribuiremo alla riduzione della spesa pubblica per gli interventi, in ambito sociale, sanitario ed economico, resi necessari dai problemi generati nel tempo.

 

3 febbraio 2021