Il turista moderno organizza i suoi viaggi non solo per staccare ed evadere dalla vita di tutti i giorni, ma soprattutto per sperimentare e conoscere culture diverse.

Secondo una recente ricerca Tripadvisor, per il 74% dei suoi utenti è fondamentale scoprire un posto sconosciuto e per il 67% è importante imparare qualcosa di nuovo.

Ecco perché oggi si parla di Turismo Esperienziale.

Il turista nel programmare una vacanza sempre più si chiede cosa vuol fare, anziché cosa vuol vedere. Di conseguenza oggi il luogo, la destinazione, acquista valore per l’esperienza che offre.

Chi viaggia, soprattutto tra le nuove generazioni, non si accontenta di ascoltare ed osservare da spettatore, ma vuole immergersi, trasformarsi, cambiar pelle, insomma diventar tutt’uno con il posto in cui si trova.

L’esperienza

Secondo la visione di Schmitt, teorico del marketing esperienziale, l’esperienza si sviluppa attraverso:

– i sensi, cioè vista, udito, olfatto e gusto;

– i sentimenti, cioè le emozioni che oltre al piacere creano legami affettivi;

– il pensiero con l’acquisizione di cognizioni;

– l’azione, cioè l’interazione fisica;

– la relazione che, attraverso il confronto e lo scambio con altri soggetti e culture, va ad influire anche sull’identità personale dell’individuo.

Se sono presenti tutti questi aspetti l’esperienza diventa unica e trova diffusione con il passaparola.

Lo sviluppo in agricoltura

Le potenzialità di sviluppo del turismo esperienziale in agricoltura sono veramente grandi.

Premesso che il mondo rurale è nell’immaginario collettivo particolarmente attraente perché corrisponde all’idea romantica di uno stile di vita semplice e genuino, a contatto con la natura e caratterizzato da relazioni sincere, anche le politiche europee, nazionali e regionali mirano a favorirne la crescita.

Il turismo esperenziale è slow, sostenibile, può consentire la valorizzazione delle produzioni agroalimentari locali e creare nuove opportunità di lavoro favorendo la riduzione dell’abbandono del territorio delle aree marginali.

I Programmi di Sviluppo Rurale (PSR) finanziati con fondi europei, nazionali e regionali, prevedono diversi interventi per lo sviluppo turistico in ambito rurale.

Il PSR 2014 – 2020 del Friuli Venezia Giulia ad esempio sostiene con le misure:

n. 6 – Sviluppo delle aziende agricole e delle imprese, la diversificazione in attività agrituristiche, didattiche e sociali;

n. 16 – Cooperazione, la predisposizione di strategie di sviluppo locale attraverso partenariati misti pubblico-privati che possono prevedere anche la creazione di servizi e strumenti turistici

n.19 – Sostegno allo sviluppo locale Leader, piani elaborati dai GAL-Gruppi di Azione Locale nei quali il connubio agricoltura turismo è considerato quasi sempre fondamentale per la crescita del territorio.

Attraverso i precedenti articoli:

L’enoturismo: un nuovo modo di scoprire territori e prodotti tipici

Multifunzionalità in agricoltura per il turismo

Come attrarre il turista enogastronomico

ho già ampliamente parlato su questo blog di come le imprese dell’agroalimentare possono sviluppare nuove attività in ambito turistico.

Qui vorrei invece lanciare qualche idea su proposte esperienziali di filiera o di rete, dal campo alla tavola, che rispecchino i requisiti sopraesposti e che agiscano quindi su sensi, sentimenti, pensieri, azioni e relazioni.

Proposte di turismo esperienziale di filiera

Due prodotti che caratterizzano la gastronomia della mia regione, il Friuli Venezia Giulia, sono formaggio e polenta.

Sul primo si può ad esempio costruire un’offerta esperienziale in cui il turista partecipa allo sfalcio dell’erba, al rastrellamento e alla preparazione del covone di fieno, visita l’allevamento e il caseificio, impara a fare un prodotto caseario, a degustare formaggi tipici della zona, a preparare una ricetta della tradizione (es.frico) e si immerge nelle feste tradizionali di paese.

Sul tema della polenta gli si può invece proporre la sgranatura manuale delle pannocchie, la visita al mulino di macinazione, la partecipazione alla preparazione della polenta e di piatti di cui essa è l’ingrediente principale, la condivisione di laboratori di creazioni artistiche con gli scartocci di mais, la visita a musei della vita contadina, ecc. ecc..

Proposte così articolate prevedono il coinvolgimento di più imprese o soggetti e per questo non valorizzano una sola azienda, ma un intero territorio.

Ben venga poi la contaminazione con artigianato, arte, musica, sport  od altro per la nascita di proposte che pur nel rispetto di luoghi, persone e tradizioni possano risultare  più innovative, originali ed attraenti per un turista in continua evoluzione.

 

15 ottobre 2018