Forse non tutti sanno che Made in Italy è il marchio più conosciuto al mondo dopo Coca Cola e Visa .
Un’identità forte che si riflette anche in ambito turistico. Nel settore l’Italia è infatti all’ottavo posto nel mondo per fatturato e al quinto posto per numero di arrivi dopo Francia, Stati Uniti, Spagna e Cina.
Con Francia e Giappone è poi la meta più desiderata per l’enogastronomia.
Il turismo enogastronomico è in crescita ed è promosso da Istituzioni e Amministrazioni perché può diventare la chiave di sviluppo di molti territori.
Secondo i dati Isnart – UnionCamere, nel 2017 ha fatto registrare nel nostro paese ben 110 milioni di presenze (il doppio del 2016) costituite per il 43% da italiani ed il 67% da stranieri. Le regioni più “attraenti” sono risultate Toscana, Sicilia e Puglia.
I vantaggi del turismo enogastronomico
A favore del turismo enogastronomico si possono sottolineare diversi aspetti:
1 – ha un impatto positivo sulle economie locali e valorizza la destinazione;
2 – crea posti di lavoro;
3 – è praticato da persone con una buona capacità di spesa;
4 – si sviluppa in ogni periodo dell’anno e quindi destagionalizza le presenze;
5 – fa entrare in contatto il turista con mondo rurale e culture locali;
6 – favorisce lo sviluppo di relazioni personali e di scambi fra diversi settori;
7 – porta molti benefici a costo contenuto.
I profili del turista enogastronomico
La World Food Travel Association ha identificato 13 profili psico-culinari del turista enogastronomico:
- autentico, alla ricerca di cibi rispettosi della tradizione locale;
- eclettico, predisposto a diversi tipi di esperienze comprese quelle già di sua conoscenza o abitudine;
- locale, desideroso di respirare l’aria del luogo in ambienti che ne trasmettono le caratteristiche;
- social, amante della convivialità;
- innovativo, sempre alla ricerca di nuove esperienze;
- budget, attento alle soluzioni più economiche;
- avventuroso, disposto a provare tutto anche se rischioso o inusuale;
- gourmet, particolarmente esigente, desideroso dell’eccellenza;
- biologico, attento a salubrità e tecniche di produzione del cibo;
- esteta, amante di bellezza e perfezione a tavola e di location d’atmosfera;
- abitudinario, poco disposto a accettare sorprese;
- trendy, in linea con tendenze e mode del momento;
- vegetariano o vegano, che esclude dalla sua dieta carni o prodotti di origine animale.
Un’indagine condotta a livello mondiale dalla stessa associazione ha messo in evidenza come i turisti si riconoscano prevalentemente nei primi quattro profili.
Come far gustare il territorio del Friuli Venezia Giulia
In Friuli Venezia l’enogastronomia è una grande risorsa turistica perché la diversità di territori (montagna, collina, pianura, laguna), mette questa regione nella condizione di offrire una considerevole varietà di cibi che, anche all’interno della stessa categoria, hanno caratteristiche molto diverse tra di loro.
Un punto di forza per la sua valorizzazione è dato sicuramente dalla presenza diffusa di aziende vitivinicole produttrici di vini di pregio esportati in tutto il mondo e dalla crescita dell’enoturismo.
Credo però sia importante far “sentire” al turista il territorio in tutte le sue espressioni e quindi pure attraverso la conoscenza di prodotti agroalimentari meno noti.
Il valore turistico di tali prodotti è determinato anche dall’intensità del loro legame con l’area di provenienza e quindi allo sviluppo nello stesso ambito di tutta la filiera, dalla produzione della materia prima, alla sua trasformazione ed utilizzo. La qualità da trasmettere non è più limitata al prodotto finale, ma si estende a tutto il processo produttivo e all’organizzazione aziendale interessando anche aspetti etici, ambientali, sociali e culturali.
La collaborazione fra imprese in rete e la promozione nelle aziende vitivinicole, normalmente più strutturate ed organizzate per l’accoglienza, dei prodotti delle piccole aziende agricole o artigiane è sicuramente una strada che potrà rendere più piacevole la visita alla cantina e la degustazione dei suoi vini.
Non bisogna però dimenticare che il turista enogastronomico è solitamente un appassionato e spesso anche un esperto. L’unicità dell’offerta deve quindi essere spiegata, dimostrata e trasmessa.
Per far questo di base gli operatori devono caratterizzarsi per conoscenza e passione, ma anche per capacità di adeguarsi alle esigenze degli ospiti mettendo a punto un’offerta con tecniche e strumenti “didattici” che coinvolgano i visitatori lasciando loro la piacevole sensazione di aver vissuto e gustato prodotti unici di un territorio veramente speciale.
23 maggio 2018


