Giornali e televisione riportano ogni tanto notizie, dichiarazioni di politici, opinioni sulla PAC – Politica Agricola Comune.

Ma cos’è la PAC, come funziona e come sta evolvendo? Cercherò di raccontarlo in questo articolo,

Origine e storia della PAC

La Politica Agricola Comune (PAC) è l’insieme delle politiche adottate dall’Unione Europea nel settore agricolo e trae origine da lontano.

Dopo la seconda guerra mondiale, la situazione economica in Europa era molto pesante e la disponibilità di cibo molto scarsa. Nel 1950 a Parigi era nata la CECA (Comunità Economica Carbone e Acciaio) e i paesi che ne facevano parte (Italia, Francia, Germania dell’Ovest, Lussemburgo, Olanda e Belgio) fondarono nel 1957 con il Trattato di Roma la Comunità Economica Europea, che prevedeva obiettivi comuni anche in ambito agricolo.

L’articolo 39 del Trattato recita:

“Le finalità della politica agricola comune sono:

  1. incrementare la produttività dell’agricoltura, sviluppando il progresso tecnico, assicurando lo sviluppo razionale della produzione agricola come pure un impiego migliore dei fattori di produzione, in particolare della mano d’opera,
  2. assicurare cosi un tenore di vita equo alla popolazione agricola, grazie in particolare al miglioramento del reddito individuale di coloro che lavorano nell’agricoltura,
  3. stabilizzare i mercati,
  4. garantire la sicurezza degli approvvigionamenti,
  5. assicurare prezzi ragionevoli nelle consegne ai consumatori”

La PAC si fondava su:

– mercato unico, con libera circolazione dei prodotti all’interno della Comunità,

– solidarietà finanziaria fra i diversi Stati,

– creazione del “prezzo di intervento” cioè ritiro del surplus di produzione per far risalire il prezzo di mercato e garantire così un’adeguata remunerazione al produttore.

Negli anni ’70 la produzione aumentò in modo indiscriminato e la Comunità Europea si trovò a dover affrontare costi enormi per il ritiro e la distruzione dei prodotti e ad applicare forti dazi sui prodotti provenienti da Paesi Terzi. Negli anni 80 intervenne pertanto in alcuni settori con misure di controllo della produzione (vedi quote latte) e poi con compensazioni pecuniarie per i produttori che lasciavano incolte le terre.

Con la fondazione nel 1995 dell’Organizzazione Mondiale del Commercio o World Trade Organization (WTO) si cominciarono però a studiare strutture con cui permettere l’accesso ai mercati internazionali anche ai paesi in via di sviluppo, accesso che avrebbe determinato come naturale conseguenza un abbassamento generale dei prezzi di mercato.

In quegli anni la PAC fu quindi profondamente modificata con la decisione di supportare anziché il prodotto il produttore, per compensare la perdita di reddito degli agricoltori e stimolare la protezione dell’ambiente, cercando nello stesso tempo di migliorare la competitività delle imprese agricole europee.

Nel 1997 la Commissione Europea con il documento strategico denominato Agenda 2000 riconobbe la multifunzionalità dell’agricoltura in quanto settore fondamentale per la conservazione del paesaggio, la protezione dell’ambiente, la qualità e la sicurezza dei prodotti alimentari ed il benessere degli animali.

Come sono gestiti oggi gli aiuti?

La PAC è strutturata in due pilastri:

Regime di pagamenti diretti  (fondo FEAGA -– Fondo Europeo Agricolo di Garanzia ) con cui viene erogato un “sussidio” all’agricoltore, calcolato sulle superfici e subordinato al rispetto di determinate norme in materia ambientale, di sicurezza alimentare, e vengono adottate misure di mercato attraverso aiuti finanziari (es.in caso di calamità) e norme regolatrici

–  Sviluppo rurale  attraverso il fondo  FEASR – Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale con cui si vanno a sostenere programmi di investimento, di modernizzazione e di aiuto ad imprese agricole e non in zone rurali con la  finalità di mantenere vitale la campagna e valorizzare il territorio.

Oggi infatti non si parla più solo di agricoltura ma in termini più ampi di Sviluppo Rurale.

Le zone definite rurali in cui lo spazio è dedicato prevalentemente all’agricoltura, ma al cui interno si sono sviluppati tipi diversi di attività ed usi, sono ben il 90 % del territorio dell’Unione Europea e sono abitate dal 50% del totale della popolazione.

In sintesi la PAC riflette l’evoluzione socio economica dei paesi europei e quindi in origine era impostata soprattutto su concetti di produttività, successivamente di competitività ed oggi sempre più anche di sostenibilità.

Dopo il 2013 le parole chiave della strategia europea sono infatti diventate efficienza energetica, crescita sostenibile ed inclusiva, anche con la finalità di evitare l’abbandono del territorio, soprattutto nelle aree marginali, e di garantire il mantenimento della biodiversità.

Cosa succederà dopo il 2020?

Premesso che secondo il Consiglio Europeo gli obiettivi della futura riforma, post 2020, dovrebbero essere:

  • sostenere un reddito agricolo sufficiente
  • aumentare la competitività
  • riequilibrare i poteri nella filiera alimentare
  • contrastare i cambiamenti climatici
  • promuovere l’uso sostenibile delle risorse naturali
  • tutelare la biodiversità
  • sostenere il ricambio generazionale
  • promuovere l’occupazione e la crescita
  • garantire un’elevata qualità degli alimenti

la discussione si sposta su strategie, percorsi e strumenti che saranno adottati e sulle risorse che verranno stanziate per raggiungerli. In particolare si stanno ipotizzando tagli molto consistenti nei pagamenti diretti.

L’agricoltura incide per ben il 40% sul bilancio europeo e per questo molti stati membri vorrebbero addirittura riportare a livello nazionale la gestione della PAC. Altri invece, come ad esempio la Francia, stanno operando per una semplificazione delle norme, ma per la continuazione di una politica che consenta ai paesi di affrontare insieme nuove importanti sfide comuni come cambiamenti climatici, occupazione, ecc.

Premesso che gli agricoltori lamentano un sistema troppo complesso nell’accesso e forti ritardi nell’erogazione dei fondi e che in Italia, dove prevale la conduzione diretta di piccole aziende, i pagamenti diretti a superficie hanno di fatto favorito le grandi aziende, io credo che ritornare a pensare strategie in chiave nazionale sia veramente anacronistico e che a parte qualche probabile beneficio iniziale potrebbe voler dire a lungo termine, rimanendo in tema agricolo, veramente  “tirarsi la zappa sui piedi”!

La soluzione non sta nel chiudersi e nell’erigere sistemi di autodifesa, ma nel lavorare per un cambiamento e per la costruzione di nuovi rapporti non solo all’interno dell’Unione Europea, ma anche fra agricoltori ed istituzioni, senza paura di guardare al futuro.

 

28 agosto 2018