Nuovi orizzonti si delineano per il mondo rurale.

La pandemia sta facendo crescere l’interesse verso il turismo slow in località “minori” e in territori finora poco conosciuti e frequentati dal punto di vista turistico.

Potrebbero crearsi così nuove opportunità anche per aziende agricole e settori dell’enogastronomia ad esse collegati.

I cambiamenti di agricoltura e consumi alimentari

Nel corso degli anni l’agricoltura ha gradualmente cambiato faccia.

In origine aveva la funzione solo di produrre cibo. Nel tempo è stata riconosciuta per la sua multifunzionalità perchè contribuisce alla conservazione di paesaggio e ambiente e alla sicurezza alimentare. Successivamente le aziende agricole si sono aperte all’esterno e dedicate all’accoglienza con attività come quelle agrituristica, didattica e sociale e, più recentemente, con eno e oleoturismo.

Anche sul fronte del consumo dei prodotti alimentari si rilevano profondi cambiamenti. I consumatori sono infatti più attenti alla sostenibilità della filiera alimentare e durante i lockdown, dedicandosi alla cucina, hanno scoperto differenze e caratteristiche degli ingredienti. Proprio da qui può crescere il desiderio di conoscere luoghi di origine e aziende di produzione del cibo.

Nel marketing già prima della pandemia si parlava di relazione fra produttore e consumatore e oggi questa relazione potrebbe essere ulteriormente rafforzata attraverso una nuova offerta turistica, che andrebbe indirettamente a creare anche una maggior consapevolezza al consumo.

La nuova visione di agricoltura e produzioni locali

A mio avviso ne potrebbero trarre beneficio in modo particolare le così dette “aree marginali”, dove le condizioni climatiche e morfologiche non hanno consentito lo sviluppo di un’agricoltura intensiva e hanno permesso la salvaguardia di piccole produzioni locali, con caratteristiche che derivano proprio da quel territorio e che fanno parte del suo patrimonio culturale.

Mi riferisco ad esempio a vecchie varietà di frutta e ortaggi e a prodotti trasformati come formaggi, salumi e vini che, se ottenuti con tecniche tradizionali, sono “marchiati” da microflora e peculiarità di quell’ambiente.

La valorizzazione di queste produzioni è però strettamente legata all’avvicinamento all’agricoltura di giovani con competenze e visioni diverse da quelle delle generazioni che li hanno preceduti. Oggi si respira un grande cambiamento culturale in tal senso.

Nella mia regione, con la grande crescita negli anni 70-80 dell’industria manifatturiera, l’attività agricola condotta su piccola scala, e quindi scarsamente redditizia, era stata parzialmente  abbandonata anche perché non riconosciuta dal punto di vista sociale. Chi rimaneva sui campi era spesso considerato non in grado di fare altro, di cavalcare “il progresso”. I giovani con cui oggi mi confronto hanno invece un approccio diverso, perché ragionano in termini di passione e quindi, pur sottolineando l’impegno richiesto, sono orgogliosi del loro lavoro a stanno dando una nuova immagine alle piccole imprese agricole.

I giovani sono poi in grado di utilizzare le nuove tecnologie e i moderni canali di comunicazione e quindi di trasmettere informazioni e valori per attrarre i turisti sul territorio.

Il turismo esperienziale nel mondo rurale

Credo però che non si possa parlare di turismo nel mondo rurale senza rispettare due condizioni essenziali:

1 – l’agricoltura deve essere sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico e quindi in equilibrio nel contesto in cui è inserita. Un’agricoltura sostenibile fidelizza e crea legami forti perchè produttori e turisti/consumatori possono condividere valori comuni.

2 – l’offerta turistica non può essere improvvisata, deve essere autentica, curata e professionale! Non è sufficiente aprire l’azienda ed esibire i propri prodotti, ma è necessario soddisfare le aspettative del turista, fargli vivere un’esperienza con sensazioni che lascino un segno indelebile nel suo cuore.

Il turismo esperienziale potrebbe quindi diventare un valido strumento per comunicare e diffondere la conoscenza di territori e prodotti locali e potrebbe nel contempo creare nuove opportunità di lavoro per imprenditori agricoli e loro collaboratori, tecnici di settore e altri professionisti.

Guai però a portare il modello del turismo di massa nel mondo rurale!  Sarebbe una scelta sbagliata che farebbe male sia al turismo che all’agricoltura.

11 marzo 2021