In ambito turistico l’Italia è meta particolarmente desiderata per cibo e vino con Francia e Giappone.

Oltre a degustare piatti e vini del luogo al bar o al ristorante, i turisti sono però sempre più interessati ad entrare nel contesto della produzione agroalimentare e quindi in aziende agricole e di trasformazione.

L’omologazione dei consumi alimentari, conseguente alla globalizzazione e all’industrializzazione delle produzioni, ha fatto riscoprire i cibi del territorio, non solo per il piacere che possono dare al palato, ma anche per il loro valore sociale, ambientale, paesaggistico e storico.

Ecco quindi che il prodotto tipico diventa patrimonio culturale del territorio da cui trae origine, patrimonio da scoprire e vivere direttamente sul luogo.

L’Italia detiene in Europa il maggior numero di prodotti con protezione geografica (166 DOP – Denominazione di Origine Protetta e 125 IGP – Indicazione Geografica Protetta) seguita da Francia, Spagna, Portogallo e Grecia.

Del significato e del valore di questi marchi ho già ampiamente parlato nell’articolo Cosa garantiscono i marchi dei prodotti alimentari?, ma è interessante anche analizzarne la distribuzione per regione che naturalmente è condizionata anche dalla relativa estensione.

DOP e IGP per regione

I dati, ricavati dal portale DOP-IGP del MIPAAF – Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, sul numero di prodotti protetti per regione sono i seguenti:

  1. Emilia Romagna   43  
  2. Veneto  36 
  3. Lombardia  34
  4. Toscana  31
  5. Sicilia  30
  6. Lazio  27
  7. Campania  24
  8. Piemonte  22
  9. Puglia  19
  10. Calabria  17
  11. Marche e Trentino Alto Adige  14
  12. Abruzzo  10
  13. Umbria  9
  14. Sardegna e Basilicata  8
  15. Molise e Friuli Venezia Giulia  6
  16. Liguria  5
  17. Valle d’Aosta  4

Uno stesso marchio può naturalmente riguardare più regioni come succede ad esempio con il Gorgonzola, ottenuto sia in Piemonte che in Lombardia, o del Montasio la cui produzione interessa tutto il Friuli Venezia Giulia e parte del Veneto orientale.

Le categorie di prodotti più rappresentate sono Ortofrutticoli e cereali (110), Formaggi (51), Oli e grassi (46), Prodotti a base di carne (41) e Prodotti di panetteria, pasticceria (13).

Altre identificazioni

Un altro biglietto da visita della produzione italiana sono i PAT – Prodotti agroalimentari Tradizionali, le cui metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura risultano consolidate nel tempo.

Con l’ultima revisione annuale dell’elenco istituito dal MIPAAF, vi risultano iscritti ben 5.155 prodotti!  Per numerosità di registrazioni primeggiano Campania, Toscana e Lazio.

Di grande valore turistico per la loro forte identità, esclusività e per i principi etici di produzione che li caratterizzano, sono infine i Presìdi Slow Food, piccole produzioni di nicchia, che l’associazione tutela e promuove perché rappresentative di tecniche, paesaggi o ecosistemi a rischio di estinzione.

In Italia ce ne sono 250, di cui in Sicilia 46, Piemonte 35, Campania 34, Toscana 25, Puglia 21, Abruzzo 17, Lombardia 15, Liguria 15, Emilia Romagna 15, Trentino Alto Adige 15, Friuli Venezia Giulia 12,  Lazio 9, Marche 9, Umbria 9, Calabria 7, Sardegna 6, Basilicata 5,  Molise 1,  Valle d’Aosta 1.

Le imprese agricole nel turismo

La diversificazione e lo sviluppo di attività anche rivolte al turismo è un percorso già intrapreso da molte aziende del settore primario.

Il rapporto ISMEA 2018 – Agriturismo e multifunzionalità scenario e prospettive ha evidenziato negli ultimi venti anni, una crescita ininterrotta dell’attività agrituristica, che nel 2017 ha interessato oltre 23.000 imprese con 12,7 milioni di presenze (58% stranieri) e 3,2 milioni di arrivi e un fatturato di 1,36 miliardi di euro.

Funzionale ad un aumento del reddito aziendale, l’agriturismo sta contribuendo a mantenere in vita tante piccole aziende di zone montane e svantaggiate e spesso a far conoscere e valorizzare le loro produzioni di nicchia. Ben il 61,6 % delle aziende agrituristiche si colloca infatti in aree interne.

La Legge Quadro 96/2006 Disciplina dell’agriturismo stabilisce l’utilizzo nella ristorazione di una quota minima di prodotto di propria produzione e l’uso in diversa percentuale di prodotto proveniente da aziende agricole o artigiane locali o di altre zone. Alcune regioni hanno previsto anche percentuali minime di prodotti DOP, IGP, biologici e tradizionali.

Al di fuori delle norme sull’agriturismo le imprese agricole possono però ai sensi della Legge 9 agosto 2013 n. 98, e dell’art.1 comma 499 della Legge di bilancio 2018, vendere i loro prodotti rispettivamente per il consumo immediato in azienda o mediante l’utilizzo di strutture mobili (street food) con l’esclusione del servizio assistito di somministrazione. Queste “aperture” normative stanno facendo fiorire in tutta Italia nuove attività che consentono di far conoscere ai turisti piccole produzioni locali direttamente sul territorio.

L’unione dell’azienda agricola in rete con artigianato alimentare, rappresentanze di marchi, ristorazione tipica locale ed altri operatori può però portare alla creazione di percorsi condivisi di turismo esperienziale e quindi ad un’offerta territoriale più articolata e completa.

Il mondo del vino e l’Enoturismo

Il vino è sicuramente uno dei prodotti che meglio rappresenta il nostro paese nel mondo.

Secondo i dati ISMEA 2017 in Italia sono presenti ben 526 denominazioni di vino, di cui 408 DOP e 118 IGP.

Le regioni con il maggior numero di denominazioni sono la Toscana e il Piemonte (58 ciascuna), seguite in ordine da  Veneto ( 52), Puglia (38), Lazio (36), Sardegna (33), Sicilia (31), Emilia Romagna (29), Campania (29), Umbria (21), Marche (21), Calabria (19), Friuli Venezia Giulia (17), Abruzzo (17), Trentino Alto Adige (12), Molise (6), Basilicata (6) .

Per quanto riguarda invece le superfici coltivate a vite , il primato spetta alla Sicilia con ben 98.992 ettari, seguita da Veneto (89.622), Puglia (87.253), Toscana (59.077), Emilia Romagna (51.313) e Piemonte (46.287).

Premesso che nel 2017 abbiamo esportato 21.237.200 ettolitri di vino, per un valore di 5.926.240.000 euro, questi numeri ci fanno capire l’importanza del settore in termini economici e di veicolo promozionale all’estero, ma anche l’impronta data da questa coltivazione al paesaggio agrario dei diversi territori. A quest’ultimo proposito vanno citati i riconoscimenti Unesco dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato in Piemonte e più recentemente delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene in Veneto.

Il grande valore della viticoltura per il turismo è stata sancita per la prima volta con l’istituzione delle Strade del vino con la Legge quadro n. 268 del 27 luglio 1999, recepita dalle singole regioni che hanno individuato i loro percorsi integrandoli nel tempo con nuovi itinerari e prodotti locali, facendoli diventare sempre più Strade del  Vino e del Gusto o dei Sapori.

Un passaggio importante è stato però il recente riconoscimento normativo dell’Enoturismo, con la Legge 205 del 27/12/2017.

Di fatto il mondo vitivinicolo, notoriamente più dinamico e innovativo di altri comparti agricoli, può trainare e valorizzare tante produzioni agroalimentari del territorio di piccole aziende che non dispongono di adeguate strutture o risorse umane.

Molte aziende vitivinicole propongono già degustazioni ed esperienze sensoriali, emozionali ed altro in vigna o in cantina.

L’evoluzione potrebbe quindi essere data proprio da una maggiore presenza nelle loro proposte di altri prodotti tipici dello stesso territorio e dall’integrazione delle loro attività con quelle delle relative aziende di produzione.

3 novembre 2019

Foto di Erika Ius